• “NON SONO DI QUESTO MONDO”

    C’è una frase, ripetuta in decine di interviste nel corso degli anni, che ritorna sempre quando si parla di Michael Jackson: il suo sentirsi diverso. Fin da bambino, catapultato sul palco a un’età in cui gli altri giocavano ancora a pallone, Jackson ha raccontato più volte di aver percepito se stesso come “fuori sincrono” rispetto al mondo che lo circondava. Un’infanzia rubata, una fama insostenibile, una sensibilità artistica fuori scala.

    È proprio da questa percezione — condivisa da lui stesso e amplificata dal mito costruito attorno alla sua figura — che negli ultimi quindici anni è nata una delle teorie più curiose e affascinanti del fandom jacksoniano: l’idea che Michael Jackson fosse uno starseed.


    COS’È UNO STARSEED?

    Il concetto di starseed appartiene al vasto universo della spiritualità New Age, diffuso soprattutto online a partire dagli anni 2000. Secondo questa credenza, alcune anime non avrebbero avuto origine sulla Terra, ma su altri pianeti o sistemi stellari, e si sarebbero incarnate in forma umana con una missione precisa: portare consapevolezza, guarigione, arte o “risveglio” all’umanità.

    Chi sostiene questa teoria attribuisce agli starseed una serie di tratti ricorrenti:

    • un senso profondo di isolamento e “non appartenenza” fin dall’infanzia
    • una sensibilità emotiva ed empatica fuori dal comune
    • un talento artistico o creativo percepito come “innato” e quasi ultraterreno
    • un forte legame con temi universali: amore, natura, unità del genere umano
    • difficoltà a inserirsi nelle convenzioni sociali ordinarie

    Sono, per loro natura, categorie estremamente ampie e vaghe — caratteristiche che potrebbero descrivere migliaia di artisti, sognatori e outsider nel corso della storia. Ed è proprio questa vaghezza a renderle così facilmente applicabili a posteriori a figure carismatiche e mitizzate.


    PERCHÉ PROPRIO MICHAEL?

    I sostenitori di questa lettura si appoggiano ad alcuni elementi ricorrenti della sua biografia e della sua opera. E qui la lista, per chi conosce bene la carriera di Jackson, è sorprendentemente lunga.

    L’infanzia anomala. Cresciuto sul palco, privato di una parte della propria infanzia, Jackson ha spesso parlato del desiderio di “recuperare” quel tempo perduto — da qui Neverland, l’ossessione per Peter Pan, l’eterno rifugio nell’innocenza.

    I temi cosmici e universali nella musica. Canzoni come Earth Song, Heal the World o Man in the Mirror affrontano esplicitamente il destino del pianeta, la responsabilità collettiva, un’ispirazione quasi messianica verso la guarigione dell’umanità.

    L’interesse dichiarato per la spiritualità. Jackson ha parlato più volte di fede, di un senso di missione, di una connessione con qualcosa di più grande di sé.


    UN’OSSESSIONE (VISIVA) PER LO SPAZIO

    Se c’è un filo conduttore che i sostenitori della teoria amano sottolineare più di ogni altro, è quanto l’immaginario spaziale attraversi in modo quasi ininterrotto quarant’anni di carriera.Si parte da un gesto semplice ma iconico: il moonwalk, presentato al mondo nel 1983 durante lo speciale Motown 25. Un passo che sembra sfidare la gravità, un “cammino sulla luna” fatto di pura illusione ottica — e già nel nome, ovviamente, porta con sé un immaginario lunare.

    Pochi anni dopo arriva Moonwalker (1988), il mediometraggio/film antologico in cui Jackson, nel segmento finale, si trasforma prima in una sorta di robot e poi in un’astronave che si libra letteralmente nel cielo per sconfiggere il villain di turno. Difficile immaginare un’immagine più esplicita per chi cerca conferme alla teoria.

    Nello stesso periodo nasce Captain EO (1986), il mediometraggio 3D prodotto per Disneyland e diretto da Francis Ford Coppola (con George Lucas come produttore esecutivo), in cui Jackson interpreta il capitano di un’astronave intergalattica in missione per portare luce e armonia a un pianeta oscuro. Il parallelo con la “missione” attribuita agli starseed, qui, è quasi didascalico.

    Anche il mondo videoludico ha fatto la sua parte: oltre al celebre videogioco arcade e per console ispirato a Moonwalker, Jackson compare anche in Scrambler Training (1993), in cui interpreta, tramite scene in live-action, il Commander Jackson, l’ufficiale di volo incaricato di addestrare i giocatori alla guida dello shuttle spaziale e di coordinare la missione contro le forze nemiche.

    C’è poi un capitolo meno noto ma significativo: nel 1982 Jackson prestò la voce alla trasposizione audio del film E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg, un progetto che gli valse un Grammy Award. Il legame con Spielberg — regista che con E.T., Incontri ravvicinati del terzo tipo e altri lavori ha costruito gran parte della sua filmografia attorno al tema del contatto con l’ignoto e l’alieno — è spesso citato dai sostenitori della teoria come prova dell’affinità elettiva di Jackson con questi temi. Jackson, del resto, ha più volte espresso pubblicamente la propria ammirazione per il regista, con cui strinse anche un’amicizia personale.

    Negli anni ’90 arriva Scream (1995), il video-duetto con la sorella Janet, ambientato interamente a bordo di un’astronave dal design minimalista e futuristico — uno dei video musicali più costosi mai realizzati.

    L’HIStory Tour (1996-97) si apriva con un video introduttivo in cui Jackson pilota una navicella spaziale in arrivo sulla Terra, per poi apparire dal veivolo stesso vestito con una tuta che richiama esplicitamente l’iconografia dell’”astronauta alieno”.

    Anche il Dangerous Tour (1992-93) si chiudeva con un momento diventato leggendario: Jackson (o meglio, una controfigura) che “vola via” dal palco grazie a un jetpack, in un costume che richiama ancora una volta l’estetica astronautica.

    Anche la grafica discografica ha attinto a piene mani da questo immaginario: la copertina di Xscape (2014) e quella dell’album Michael (2010) — quest’ultima con veri e propri UFO stilizzati sullo sfondo — sono entrambe entrate nell’iconografia “cosmica” associata a Jackson.

    Persino il booklet di Invincible (2001) nasconde un dettaglio curioso: un’illustrazione firmata da Uri Geller — noto per le sue affermazioni paranormali e la sua amicizia personale con Jackson — che include immagini di UFO.

    Chiude il quadro un piccolo aneddoto quasi comico: il cameo di Jackson in Men in Black II (2002), nei panni di un candidato che si presenta all’agenzia governativa che dà la caccia agli alieni. Secondo quanto raccontato da chi ha lavorato al film, Jackson avrebbe espresso il desiderio di interpretare lui stesso un alieno, anziché il candidato umano.

    UN IMMAGINARIO ESOTERICO E OCCULTO

    Accanto al filone “spaziale”, esiste un secondo filone di suggestioni — più cupo, più esoterico — che altrettanto spesso viene chiamato in causa da chi legge la carriera di Jackson in chiave simbolica.

    Come non citare Thriller e Ghosts, analizzati ampiamente in precedenza nella sezione “Analisi Dei Video”

    Thriller (1983) resta probabilmente il video più analizzato in questo senso: la trasformazione in licantropo, l’esercito di zombie, un’estetica horror/occulta che all’epoca fece scalpore (e che costrinse persino Jackson ad aggiungere un disclaimer sulla propria fede religiosa nei titoli di coda).

    Il mediometraggio Ghosts (1997), scritto insieme a Stephen King, gioca ancora una volta con l’immaginario del sovrannaturale, degli spiriti e della trasformazione fisica.

    Remember the Time (1992), ambientato nell’Antico Egitto con un cast che includeva Eddie Murphy e Iman, ha alimentato le suggestioni legate alla simbologia egizia.

    Anche The Wiz (1978), il film in cui un giovane Jackson interpreta lo Spaventapasseri, viene talvolta richiamato per la sua ambientazione fiabesca e di ricerca di “un’altra” identità.

    La copertina di Dangerous (1991), realizzata dall’illustratore Mark Ryden, è un vero e proprio collage simbolico — occhi che osservano da ogni angolo, riferimenti a circo, mitologia, alchimia (per un’analisi più ampia, vedi la sezione “Analisi Delle Copertine Degli Album”).

    Persino il breve teaser promozionale dell’album Dangerous, diretto nientemeno che da David Lynch, contribuì ad alimentare un’atmosfera onirica e inquietante attorno al progetto.

    Più recente, ma spesso citato in questo contesto, è il servizio fotografico realizzato da Arno Bani negli ultimi anni di vita di Jackson, dal tono enigmatico e quasi rituale, che ha alimentato ulteriori letture simboliche postume.

    A completare il quadro:

    • l’esistenza di una statua egizia antica (Field Museum, Chicago), il cui volto ricorderebbe in modo sorprendente i tratti di Jackson — un parallelo puramente estetico e privo di alcun fondamento storico, ma che circola da anni online;
    • la sua dichiarata passione per Michelangelo, artista a cui si è più volte ispirato e paragonato, in particolare per l’idea dell’arte come atto quasi divino di creazione.

    Messi insieme, tutti questi elementi diventano — nella narrazione di chi crede alla teoria — gli “indizi” di un’origine non terrena. Ma vale la pena essere chiari su un punto.

    UNA PRECISAZIONE NECESSARIA

    Per quanto la mole di riferimenti visivi e simbolici possa sembrare impressionante — ed è innegabile che pochi artisti abbiano costruito un immaginario così denso di spazio, mistero e trasformazione — è importante essere chiari su un punto: non esiste alcuna dichiarazione diretta di Michael Jackson in cui si sia definito uno starseed, né alcuna prova biografica che colleghi lui a questo concetto in termini specifici. Il collegamento nasce interamente a posteriori, in ambienti di fandom e spiritualità online, spesso intensificatosi dopo la sua morte nel 2009 — un momento in cui il bisogno collettivo di “spiegare” una figura tanto complessa e sofferente ha trovato terreno fertile in narrazioni mistiche.

    Gran parte dell’immaginario spaziale si spiega benissimo anche senza scomodare teorie esoteriche: erano gli anni ’80 e ’90, l’epoca d’oro della fantascienza cinematografica hollywoodiana, e artisti come Coppola, Lucas e soprattutto Spielberg — di cui Jackson era ammiratore dichiarato e amico personale — stavano ridefinendo l’immaginario popolare attorno ad alieni e viaggi spaziali. Che un artista visivamente ambizioso come Jackson, sempre alla ricerca dell’effetto speciale più spettacolare per i suoi show, abbia attinto a piene mani da quell’estetica è, semplicemente, coerente con il suo tempo e con la sua ambizione di intrattenitore totale.

    Lo stesso concetto di starseed, va detto, non ha alcun fondamento scientifico: è una costruzione simbolica, non un dato verificabile. Trattarlo come una sorta di “chiave di lettura definitiva” della vita di Jackson significherebbe confondere un’interpretazione poetica con un fatto.

    Perché ci piace pensarlo comunque

    E qui arriva la parte più interessante. Perché continuiamo ad attribuire un’origine “cosmica” a certi geni isolati e sofferenti?

    Forse perché è più facile, e in fondo più consolatorio, immaginare che un talento così fuori scala abbia un’origine che trascende la semplice biografia umana. L’archetipo dell’artista “troppo puro per questo mondo” è antico quanto la cultura stessa: lo ritroviamo in tante figure che la storia ha trasformato in simboli prima ancora che in persone.

    Michael Jackson, con la sua infanzia negata, la sua immensa solitudine dietro il successo planetario e la sua ossessione per l’innocenza perduta, si presta perfettamente a questo tipo di mitologia. Non perché venga davvero dalle stelle — ma perché la sua storia umana, già di per sé, sembra quasi troppo grande per essere solo umana.

    E forse è proprio questo il punto: non serve credere che Michael Jackson fosse uno starseed per riconoscere quanto la sua figura continui, ancora oggi, a sfuggire a ogni definizione univoca.

  • Prima di immergervi nella lettura, per una maggiore comprensione, consiglio di leggere il precedente articolo “Ghosts – Il Rituale Di Trasmutazione Alchemica”.

    Sebbene a prima vista entrambi i cortometraggi utilizzino il genere horror e gli effetti speciali per mostrare la mutazione del corpo di Michael Jackson, le due opere si collocano a livelli evolutivi e simbolici diametralmente opposti.

    Rappresentano, di fatto, il passaggio dalla paura dell’inconscio (Nigredo) alla padronanza dello sciamano (Rubedo).

    In Thriller, diretto da John Landis nel 1983, la trasformazione è drammatica, dolorosa e involontaria:

    • Il licantropo e la perdita di controllo: la prima trasformazione (quella nel film dentro il film) vede un giovane Michael trasformarsi in un licantropo sotto la luce della luna piena. Sotto il profilo psicologico, la licantropia simboleggia le pulsioni primordiali, sessuali o repressive che irrompono nella psiche giovanile e ne travolgono la razionalità.

    • La vittima dell’Ombra: nel proseguimento della narrazione, quando i morti viventi escono dalle tombe, Michael si integra nella massa di zombie. La danza, per quanto iconica e perfetta, è la marcia di corpi rianimati: Michael è parte della notte, ma è anche travolto dalla forza oscura della trasformazione.

    • Significato simbolico: è la fase alchemica della Nigredo (l’opera al nero), dove l’individuo viene a contatto con il proprio lato oscuro e con le paure primordiali della mortalità, senza ancora possedere gli strumenti per domarle.

    Tredici anni dopo, in Ghosts (1996), la prospettiva è totalmente ribaltata. Michael non è più la “vittima” di una maledizione cosmica o biologica, ma il Dominus del regno invisibile:

    • Smembramento volontario: come evidenziato nell’articolo precedente, quando il Maestro si strappa la pelle per mostrare il teschio o si frantuma in polvere, non prova dolore. Controlla il processo atomo per atomo. La carne non è più un limite, ma una veste da indossare o dismettere a piacimento.

    • La danza come rito di risveglio: a differenza degli zombie di Thriller che vagano ciechi, le entità risvegliate dal Maestro in Ghosts danzano sulle pareti e sul soffitto sfidando le leggi di gravità. La danza non è più l’inseguimento di una vittima spaventata (come Ola Ray in Thriller), ma un atto rituale di liberazione energetica offerto ai bambini e agli abitanti del villaggio.

    • Significato simbolico: È la fase della Rubedo (l’opera al rosso), il compimento alchemico. Lo sciamano ha dominato la propria ombra e la usa come strumento terapeutico per purificare la comunità.

    In sintesi, se Thriller rappresenta la fascinazione giovanile e quasi fiabesca per il lato oscuro, Ghosts è il testamento maturo di un artista che ha vissuto sulla propria pelle il peso della demonizzazione mediatica e ha scelto di rispondere trasformando la mostruosità che gli veniva attribuita in un tempio di bellezza e trascendenza.

    Concludo con una curiosità.
    Sul finale di Thriller avete mai notato i due obelischi, simboli massonici, posizionati come a indicare le due colonne Jachin e Boaz?

  • Ghosts è probabilmente l’opera più viscerale e auto-analitica di Michael Jackson. Dietro l’apparente facciata di un corto horror d’autore — scritto insieme a Stephen King e diretto da Stan Winston — si cela un vero e proprio rituale di trasmutazione alchemica e sciamanica.

    Per comprendere il valore profondo di questo medio metraggio, vale la pena analizzarlo attraverso le tappe fondamentali della funzione sciamanica.

    Nello sciamanesimo tradizionale, lo sciamano è colui che vive ai margini della comunità: temuto, incompreso, ma indispensabile nei momenti di crisi spirituale. Nel corto, Michael interpreta il Maestro (Maestro), che vive isolato ai margini di Normal Valley, nella sua dimora Someplace Else.

    Il Sindaco — allegoria dell’autorità rigida, dell’ignoranza e della conformità sociale — guida la folla dei paesani con i forconi e le torce per cacciare l’invisibile e il diverso. La frase del Sindaco, “He’s a freak, there’s no place for him in this town”, è il punto di partenza dell’archetipo del capro espiatorio. Il Maestro non risponde alla violenza con la forza fisica, ma invitando la comunità a varcare la soglia del suo tempio visivo.

    Uno dei momenti più carichi di significato occulto è la sequenza in cui il Maestro si strappa letteralmente la pelle del viso per rivelare il teschio nudo, fino a frantumare il proprio corpo corporeo.

    Nelle tradizioni sciamaniche di tutto il mondo (dagli sciamani siberiani a quelli dell’America Latina), la morte rituale e lo “smembramento” sono passaggi obbligati: l’iniziazione richiede che l’involucro terreno e l’ego vengano distrutti affinché l’anima possa accedere ad altre dimensioni. Michael mette in scena la smaterializzazione della materia per accedere alla pura energia.

    Il climax alchemico del film avviene quando il Maestro decide di non affrontare il Sindaco dall’esterno, ma di entrarvi all’interno.

    Michael si trasforma in un vento di polvere/fumo ed entra nel corpo del Sindaco. Attraverso la possessione, non distrugge l’aggressore: lo costringe a danzare. La danza diventa un veicolo di purificazione forzata. Il Sindaco, da figura autoritaria e rigida, viene trasformato in una marionetta ridicola che si guarda allo specchio ed è costretta a riconoscere la propria bruttezza e la propria ipocrisia. È l’atto sciamanico per eccellenza: costringere la comunità (e il suo leader) a specchiarsi nella propria Ombra.

    Lo specchio è un simbolo di notevole importanza ripreso in numerosi racconti. Basti pensare ad Alice Attraverso Lo Specchio.

    Gli “spettri” evacuati dalle pareti e dal soffitto non sono entità demoniache, ma spiriti danzanti che celebrano la vita. Alla fine della performance, i cittadini e i bambini di Normal Valley non sono più terrorizzati: i loro volti mostrano stupore, gioia e liberazione.

    Il rituale ha funzionato: la paura dell’ignoto è stata trasmutata in meraviglia artistica. L’unico incapace di evolvere rimane il Sindaco, che per la vergogna si getta dalla finestra lasciando sul vetro una sagoma spezzata, mentre il resto della comunità sceglie di rimanere e comprendere.

    Il finale, in cui il Maestro sembra distruggersi sbattendo la testa contro il pavimento e polverizzandosi, per poi riapparire come un gigante cosmico alle finestre della casa, ribadisce la natura immortale dell’Anima e dell’Artista. Il corpo fisico può finire o cadere, ma la presenza energetica sovrasta le sovrastrutture umane.

    Il fatto che Michael Jackson interpreti entrambi i personaggi — grazie al lavoro straordinario di trucco prostetico curato da Stan Winston — non è una semplice curiosità produttiva o un virtuosismo tecnico. È la chiave di lettura psicologica e simbolica dell’intera opera: rappresenta la rappresentazione visiva del confronto tra l’Io e la sua Ombra.

    Per comprendere questa dualità, basta mettere a confronto le caratteristiche dei due individui:

    • Il Sindaco (L’Ombra / La Persona sociale): È l’incarnazione dell’autorità rigida, del conformismo e del patriarcato istituzionale. Indossa abiti scuri, sobri e borghesi; rappresenta il giudizio della società, l’ipocrisia moralista e la paura di ciò che non si può controllare.
    • Il Maestro (L’Anima / L’Artista Sciamano): È la creatività fluida, la magia, la diversità e l’infanzia perenne. Vive fuori dal centro urbano, non rispetta le regole della fisica terrestre e comunica attraverso la musica e la trasformazione corporea.

    C’è un’ironia concettuale raffinatissima in questo doppio ruolo:

    • Il Sindaco appare con un volto umano “normale”, ma sotto la superficie nasconde mostruosità, intolleranza e bruttezza morale.
    • Il Maestro usa maschere grottesche, scheletri e trasformazioni mostruose, ma sotto di esse custodisce un’anima pura, ludica e profondamente empatica. Jackson dimostra che la vera “mostruosità” non risiede in chi rompe gli schemi per creare arte, ma in chi usa il potere istituzionale per perseguitare ciò che non comprende.

    Come accennavo, quando il Maestro entra nel corpo del Sindaco, non lo fa per ucciderlo, ma per costringerlo a recitare la propria parte di fronte a uno specchio.

    Michael, interpretando l’aggressore che viene posseduto dalla sua stessa vittima, mette in scena un atto di autoguarigione e di integrazione degli opposti: l’artista prende il controllo completo dell’autorità che cerca di distruggerlo, la ridicolizza rendendola goffa di fronte ai suoi cittadini e ne svela la fragilità.

    In sostanza, Ghosts è il modo in cui Jackson sdoppia la propria percezione pubblica: da un lato il mostro dipinto dai media e dall’opinione pubblica (il Sindaco che incita la folla), dall’altro l’essenza dell’artista isolato che desidera solo intrattenere e proteggere l’innocenza (il Maestro).

  • Il 19 luglio si è giocata a New York la finale del Fifa World Cup 2026 tra Spagna e Argentina, e non hanno mancato neanche questa volta l’occasione di sfoggiare davanti al mondo intero simbologie e rituali.
    Mi è sembrato questa volta di assistere a una cerimonia di attesa per quello avverrà nel futuro.
    Per una maggiore comprensione, vi invito a leggere sul blog l’analisi sulla cerimonia di apertura.

    Ma andiamo con ordine.
    La cerimonia si apre con l’inquadratura del palco a forma di un pentagono rovesciato.
    Il primo performer a esibirsi è IShowSpeed, accompagnato da un gruppo di percussionisti che suonano e ballano in maniera molto concitata come in una danza tribale.
    In alcuni momenti della canzone, lo stesso IShowSpeed sembra quasi “tarantolato” e ipnotizzato dalla musica.
    Anche in questa cerimonia, così come in quella di apertura, sono presenti i colori oro e nero.
    IShowSpeed inizia la sua esibizione in un gioco di prospettiva, come se fosse seduto sul cornicione di una finestra di un palazzo.
    A un certo punto “fa cadere” la palla d’oro che tiene in mano. Ovviamente per far capire la prospettiva. Potrebbe però fare intendere anche qualcosa che avverrà in futuro? (Foto 1)

    Successivamente con un cambio di angolazione IShowSpeed si alza. Può rappresentare magari un cambio di prospettiva nel vedere qualcosa da un altro punto di vista? (Foto 2)

    A differenza della cerimonia di apertura, quasi tutti i cantanti sono vestiti con colori diversi dal rosso: bianco, blu, oro.
    La tesi del cambio di prospettiva è rafforzata da queste inquadrature.
    Hanno voluto far vedere qualcosa da un punto di vista inusuale: la prospettiva dal basso.
    Infatti è il punto di vista di qualcuno che, in mezzo a dei grattacieli e monumenti, guarda verso l’alto.
    Cosa guarda? Un sole!
    E qui ritorniamo al tema principale della cerimonia di apertura: il culto del sole, in cui gli aztechi sacrificavano vite umane per far continuare a risplendere il sole.
    Qui il sole è rappresentato dal pallone, che a sua volta rappresenta il palco.
    Quindi potrebbe proprio voler dire che il sole è stato “sostituito” e rimpiazzato dal pallone/palco in termini sacrificali.
    In pratica: gli aztechi compivano sacrifici per compiacere il sole; l’élite compie sacrifici per accumulare potere usando il calcio.

    Può inoltre poter rappresentare l’eclissi che avverrà il prossimo 12 agosto?

    Un’ulteriore osservazione: il campo da calcio con questa prospettiva sembra quasi un portale che si affaccia al “sotto” in una sorta di metaverso sottosopra. Come sopra, così sotto. (Foto 2)
    E ovviamente non può mancare la piramide degli Illuminati con l’occhio onniveggente rappresentato dal pallone/palco.
    Qui vediamo che IShowSpeed indossa una spilla che rappresenta il Faravahr. (Cerchio 1)
    Il Faravahar è il simbolo più noto dello zoroastrismo, l'antica religione monoteista degli Imperi persiani, e rappresenta oggi il principale emblema culturale e identitario del popolo iraniano.
    Richiama il libero arbitrio dell’essere umano nel decidere tra il Bene e il Male.
    È associato anche alla figura di Ahura Mazda, il dio supremo portatore di luce, ordine e bene universale.

    Ricordiamo che IShowSpeed è un famoso youtuber statunitense che viene spesso considerato una sorta di ambasciatore culturale per la sua abitudine di mostrare usi e costumi di diversi Paesi a un pubblico globale.

    La foto mostra inoltre i ballerini che urlano all’unisono. Uno di essi, invece di urlare, mostra il simbolo degli Illuminati. (Cerchio 2)
    Bisogna dire che un po’ tutto lo spettacolo è contornato da urla corali, richiami, incitazioni, ritmi tribali, ecc. come a richiamare l’attenzione di qualcuno o qualcosa.
    Per l’esibizione di Post Malone e Swae Lee c’è decisamente troppo fuoco.
    Fiamme che fuoriescono dagli edifici, esplosioni, fumo.
    Qui vediamo Swae Lee indossare una giacca gialla con il logo del marchio “Flower Boy” con evidenti fiamme. Quindi altro fuoco.
    Come detto nell’analisi della cerimonia di apertura, il fiore (flower), ricorda la Guerra Dei Fiori, in cui gli aztechi catturavano prigionieri da sacrificare al sole estraendo loro il cuore.
    Il marchio sul petto esalta questa tesi.
    Jennifer Hudson che canta l’inno americano.
    Nella classica prospettiva piramidale su un parallelepipedo (sembra quasi un cubo che affonda nell’acqua). (Foto 1)
    E quando la telecamera le gira attorno scoprendo la schiena, mi è venuto un brividino. Quella cucitura sulla spina dorsale la trovo piuttosto disturbante. (Foto 2)
    Robbie Williams, Nicole Scherzinger e Laura Pausini si esibiscono sul solito palco esagonale che abbiamo visto nelle cerimonie di apertura. (Foto 1)

    Robbie Williams indossa una catena al collo. Si sente legato o costretto in qualcosa? (Foto 3)
    È anche l’unico uomo a indossare il colore blu, colore riservato alle donne in questi Mondiali.
    E chissà se quel suo pugno alzato avrà delle conseguenze? (Foto 4)
    Così come Lila Downs aveva aperto le cerimonie con uno speech di apertura l’11 di giugno, Tom Cruise conclude la cerimonia, trasformandosi in una sorta di prete-celebrante vestito di nero su un altare, recitando un monologo che celebra il potere unificante del calcio.

    Mi ha colpito un particolare.
    Per tutto il monologo, l’unica volta che alza lo sguardo è quando dice: “Questa è l’unità”.
    Probabilmente guardava solo gli spalti riferendosi all’unione dei tifosi.

    […] “Quindi, mentre ci riuniamo per quest'ultimo capitolo, celebriamo un torneo che ha unito il mondo. Celebriamoci gli uni con gli altri. Questo è il calcio. Questa è l'unità. E questa... questa è la grandezza”.
    L’intervallo tra i due tempi della partita è stato molto atteso per via delle esibizioni di artisti del calibro di Madonna, Shakira, Justin Bieber e i BTS.
    Lo show è durato 11 minuti. E non è un caso che siano stati proprio undici i minuti.
    Madonna si esibisce con “Music”. L’esibizione inizia con l’inquadratura della Terra vista dallo spazio e con un crash-zoom arriva fino allo stadio dove si gioca la finale, per poi proseguire fuori dal campo (verso gli spogliatoi per intenderci), per arrivare fino a un pallone-mondo in una sorta di garage sotterraneo.
    Il concetto qui è piuttosto chiaro: si parte da una sfera nel macro (addirittura dal macro-cosmo, perché siamo oltre il pianeta Terra), e finiamo in un’altra sfera nel micro. Se prima avevamo il “come sopra, così sotto”, qui abbiamo il “come fuori, così dentro”.

    Ma non finisce. La sfera si apre ed esce Madonna. Quindi siamo ancora più dentro, nel micro-cosmo, come se Madonna fosse una specie di nucleo.
    D’altronde si sa, nell’industria musicale Madonna è la Sacerdotessa che funge da portavoce e celebrante.
    La vita inoltre inizia sempre dal micro, dall’interno. Quindi si potrebbe dire che Madonna, a livello metaforico, dà la vita.
    In sintesi è come se Madonna creasse nel piccolo e nell’occulto (il garage sotterraneo), qualcosa che poi si espande oltre ai confini della Terra.

    La sfera nel garage ha dei simboli che richiamano sicuramente il pallone ufficiale dei Mondiali, ma anche la triscele, che guarda un po’ è legata al sole e alla ciclicità della vita. (Foto 1)
    Madonna è posizionata esattamente tra le due semisfere, che a questo punto rappresentano la dualità, ma anche delle ali che partono dalla cantante. (Foto 2-3-4)
    Ecco due dettagli degni di nota.
    La prima è la targa con la scritta “maestro”. (Foto 1)
    Il maestro massone è il terzo e più alto grado della massoneria tradizionale (detta "azzurra"), successivo ad apprendista e compagno d'arte. Rappresenta colui che ha completato il percorso di crescita e possiede l'abilità di insegnare, guidare una loggia e presiedere i lavori rituali.
    Il Gran Maestro è la massima carica istituzionale che guida e rappresenta l'ordine verso l’esterno.

    Madonna si trova su questo veicolo (insieme ad altre persone che poi vedremo), mentre si dirige all’esterno del garage verso il mondo del calcio.
    Questo e quanto detto prima, credo che confermi il fatto che Madonna sia un maestro massone.

    Da notare anche il colore rosa, contrapposto all’azzurro (massoneria tradizionale).
    Anche qui è presente la dualità.
    Apro una piccola parentesi: a livello archetipico, il rosso è il colore appartenente alla sfera maschile, mentre il blu a quello femminile.
    Il rosa non è altro che un rosso sbiadito.
    Quindi quando una donna si ricopre del colore rosa, significa che porta con sé un’energia maschile, ma meno potente.

    (Bisognerebbe smetterla di ricoprire le bambine con il colore rosa e i bambini con il colore azzurro, a partire dal fiocco della nascita. Si stanno solo invertendo le energie!)

    Proseguendo con l’analisi, vediamo un vinile che rappresenta il nuovo album di Madonna, “Confessions On The Dance Floor” (Confessioni sulla pista da ballo). (Foto 2)
    Cosa vorrà confessare Madonna?

    Quando in un album c’è la parola “Dancefloor”, c’è sempre qualche significato nascosto, perché per un cantante la pista da ballo funge da altare sacrificale.

    Se volete, andate a leggere sul blog l’analisi sulla copertina “Blood On The Dancefloor” di Michael Jackson.
    A un certo punto del videoclip Madonna si trova su un veicolo insieme ad alcuni ballerini e a due grandi campioni di calcio del passato: i brasiliani Ronaldo e Ronaldinho.

    Quello che accomuna i due:

    - la somiglianza dei due nomi: Ronaldo e Ronaldinho
    - la nazione di provenienza: il Brasile
    - entrambi sono stati grandi giocatori in passato
    - entrambi mi sembrano fuori luogo

    Soprattutto Ronaldo è completamente spaesato e completamente fuori forma. Sembra quasi un rito di umiliazione.

    Piccola nota: un ballerino ha un triangolo tatuato sul braccio. (Cerchio in foto 1)
    Il veicolo potrebbe rappresentare Il Carro nei tarocchi.
    Il carro è l’arcano maggiore numero 7 e, in breve, rappresenta il successo, il trionfo, la determinazione e la capacità di controllare gli eventi attraverso la volontà e la disciplina.

    Similitudini tra la carte e il video di Madonna:

    - carro: macchina
    - principe: Madonna
    - le due sfingi: Ronaldo e Ronaldinho

    Il paraurti del veicolo ricorda la solita piramide degli Illuminati (al centro).
    Mentre i tubi che si estendono verso l’esterno ricordano il Bafometto.
    Madonna e i due giocatori escono sul campo mostrando i numeri sulle loro tute.
    Ovviamente i numeri di Ronaldo e Ronaldinho sono quelli che li hanno consacrati come grandi campioni, mentre Madonna si definisce con un 10.

    9-10-10

    Io personalmente ho subito pensato a una data: il 10 settembre 2026.

    Tenendo presente il metodo anglosassone, il 9 è il mese e il 10 il giorno.
    2026 —> 2+2+6 = 10

    Chissà se accadrà qualcosa il 10 settembre di quest’anno e magari in Brasile?

    Tutta la cerimonia è pregna di numerologia. Tanti 22 e 7.
    Chissà se il 22 luglio accadrà qualcosa?
    In quest’altra esibizione regnano i colori primari (con qualche tocco di viola-fucsia).
    Come accennavo prima, le coreografie sono caratterizzate da urla corali. (Foto 2)
    Questa scenografia del mondo-pallone (ancora esagoni e pentagoni), la trovo piuttosto insolita: perché mettere al centro l’Oceano Pacifico?
    Durante l’esibizione dei Muppets, i famosi pupazzi (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sui pupazzi), si vede chiaramente che sulle due grancasse della batteria sono presenti due grafici che potrebbero rappresentare una rilevazione sismografica.
    Perché uno dei pupazzi indossa una fascia con la bandiera spagnola? (Cerchio)
    Ho cercato la controparte argentina, ma non c’è.
    Ricordiamo che la Spagna ha vinto questo Mondiale.

    In basso a destra si intravede ancora il sismografo.
    Con i BTS torniamo al colore rosso, come nella cerimonia di apertura.
    Li vediamo mostrare segni, come il segno del 666 (foto 1) e con l’aiuto dei ballerini le solite corna. (Foto 2).
    Come gran parte della cerimonia, è presente tanto elemento fuoco, dal rosso ai fuochi d’artificio, dalle scritte sui led ai testi delle canzoni (“accendilo”, “dinamite”, ecc.).
    E vedo molta città, palazzi e grattacieli. (Foto 3-4)
    Veniamo a Justin Bieber.
    Aiuto! Nonostante tutto quello che è saltato fuori su di lui, continuano a massacrarlo pubblicamente.
    Notiamo sul cartello la parola “BELIEBE” e “JB”. (Foto 1)

    La parola “beliebe” (7 lettere), assomiglia alla parola “belieber”, che è un gioco di parole usato dai fan di Justin Bieber per identificarsi in essi.
    Ma qui manca la “r”. In tedesco la parola “beliebe” è l’imperativo del verbo “belieben” che significa “desiderare”, “gradire” o “piacere”. E penso che sia inutile spiegare oltre.

    “JB” sono ovviamente le sue iniziali, ma stanno a indicare anche le colonne massoniche Jachin e Boaz, i due pilastri posti all’ingresso del Tempio di Salomone, che rappresentano gli opposti universali e la dualità del mondo che l’iniziato deve superare.
    Da notare che queste colonne sono presenti anche nella bandiera della Spagna (che ha vinto).

    Alla fine dell’esibizione sul led compare una strana figura maschile vestita di rosso, mentre piano piano Justin Bieber si defila.

    Tra tutti i performer, Bieber è l’unico vestito di verde, simbolo di rinascita e rigenerazione.
    Le colonne Jachin e Boaz e la bandiera spagnola.
    Shakira e Burna Boy si sono esibiti anche nella cerimonia di chiusura. Non spiegherò più di tanto di loro, perché ne ho già parlato nell’articolo precedente.
    Burna Boy stavolta veste di bianco e nero, i colori della dualità per eccellenza.
    I ballerini sono sempre vestiti di giallo.

    Questa esibizione può passare un po’ inosservata, ma se si osserva meglio, si può notare che gran parte dei ballerini sono tutti molto giovani, dei bambini/e.
    E vedere Shakira e Burna Boy che si esibiscono con balli molto sensuali in mezzo a loro per concludersi in un abbraccio, mi ha fatto pensare alla, ahimè, normalizzazione della se**ualità minorile, specie nei paesi africani.
    Avvicinandosi alla conclusione, arriva il momento più ipocrita di questo “spettacolo”, in perfetto stile americano: il momento “peace & love” con i bambini come protagonisti.
    Non voglio mettermi a fare politica, ma sappiamo bene tutti noi cosa il Governo americano è stato capace a fare ai danni dei bambini del resto del mondo (e non solo in questo periodo).

    Ma ci sarebbe una seconda chiave di lettura: quella che prevedevo nel mio articolo precedente sulla cerimonia di apertura.
    Per quest’ultimo evento avevo previsto la presenza di bambini, in quanto seguendo il calendario azteco, ci sarebbe stata la rappresentazione della “Piccola Festa dei Morti”, in cui si commemoravano i bambini defunti, e magari in questo caso proprio di quelli le cui morti sono state causate da loro.

    L’esibizione inizia con Pelé, un altro grande campione brasiliano. (Foto 1)
    Sempre presente la parola “goat”. E guarda caso, la bambina indossa occhiali da sole, il cui significato l’ho spiegato nel precedente articolo sulla cerimonia di apertura. (Foto 2)
    A tal proposito, rivedendo la cerimonia, ho notato una specie di scherzo musicale nel momento in cui i bambini dovevano cantare in coro, ma sono stati interrotti da alcune trombette. (Foto 2)
    Anche in questa occasione non è mancata tutta una serie di simbologia occulta, numerologia e ritualistica.
    Anche per la cerimonia di chiusura, le parole chiave sono: sole, fuoco, incendi, esplosioni e città, corna, ma anche prospettiva.

    Forse dobbiamo stare attenti al 10 settembre 2026 e al Brasile.

    Come al solito, le mie sono solo supposizioni… ma voi in ogni caso drizzate sempre le antenne!
  • Il giorno 11 giugno sono iniziati i Mondiali di Calcio, ospitati da tre Paesi: Messico, USA e Canada. Come ben sappiamo, ogni grande evento sportivo è preceduto da una cerimonia di apertura in cui si esibiscono vari performer. La maggioranza delle persone guarda questi eventi solamente come mero spettacolo di intrattenimento. Ma se si guarda con un occhio più attento, i loro scopi vanno ben oltre.

    Se ci pensate, ogni forma di rito (piccolo o grande che sia), richiede un raggruppamento di persone che si uniscono per dare la propria energia: la celebrazione di una messa, un matrimonio, un funerale, una festa di compleanno, un anniversario, ecc.

    Il rito può essere anche individuale, ma risulta meno potente.
    Oltre alla canalizzazione di energia, ogni rito ha delle caratteristiche comuni:

    - un altare (o un palco)
    - un mediatore (un sacerdote, un celebrante, o un presentatore)
    - oggetti sacri o simbolici
    - la musica che enfatizza le frequenze
    - un testo (una canzone, una preghiera, una mantra, una formula magica o un discorso) - la persona (o le persone), o animali oggetti del rito
    - le persone che vi assistono e che danno la loro energia

    Un evento come la cerimonia di apertura dei Mondiali di Calcio è un evento che contiene tutte queste caratteristiche, a partire dal nome stesso “cerimonia”.
    Inoltre catalizza l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo e tutte nello stesso momento. Quindi quale contesto migliore per poter raccogliere un’enorme quantità di energia di massa?

    In più, se si osserva bene, la cerimonia è pregna di simbologie rituali sacrificali che racchiudono nello stesso tempo elementi di: massoneria, Illuminati e cultura azteca.

    Ed è per questi motivi che la cerimonia di apertura dei Mondiale si può considerare un enorme rito massonico/azteco durante la stagione della raccolta del mais.



    L’ORIGINE MASSONICA

    Come detto in precedenza, questi Mondiali sono ospitati da tre Paesi: Messico, USA e Canada. Innanzitutto ricordo come il continente americano sia stato colonizzato dai padri fondatori, provenienti dall’Europa, di stampo massonico.
    Inoltre lo sport del calcio (così come molti altri sport), è stato concepito e strutturato dai massoni. Basti pensare al numero dei giocatori per squadra, alle misure e alla geometria del campo, al pallone con i suoi esagoni, alla forma delle porte che ricordano le due colonne Boaz e Jachin, i trofei, ecc. Insomma tutto ricorda il Tempio di Salomone.


    L’ORIGINE AZTECA

    Riassumo brevemente quanto ho appreso studiando gli aztechi (consiglio di leggerlo per una maggiore comprensione successiva):

    Per gli aztechi, il sacrificio umano non era un atto di crudeltà gratuita o di pura sottomissione, ma una necessità cosmica vitale: era l'unico modo per evitare che il sole si spegnesse, facendo piombare l'universo nel buio e nel caos definitivo.

    Nella mitologia azteca, la storia dell'universo è divisa in cinque grandi ere, chiamate "Soli". Ogni era si è conclusa con una catastrofe cosmica causata dallo scontro di potere tra le due divinità supreme: Tezcatlipoca (lo specchio fumante) e Quetzalcoatl (il serpente piumato)



    Le 4 ere precedenti (I quattro Soli)

    1. Primo Sole: Nahui Ocelotl (Giaguaro)

    ◦ Dominatore: Tezcatlipoca.
    ◦ Abitanti: Giganti che si nutrivano solo di ghiande.
    ◦ Fine: Quetzalcoatl colpì Tezcatlipoca facendolo cadere in acqua. Tezcatlipoca si trasformò in un enorme giaguaro e divorò tutti i giganti, distruggendo il mondo.

    2. Secondo Sole: Nahui Ehecatl (Vento)

    ◦ Dominatore: Quetzalcoatl.
    ◦ Abitanti: Esseri umani che si nutrivano di pinoli.
    ◦ Fine: Tezcatlipoca spodestò Quetzalcoatl. Grandiosi uragani e tempeste devastarono la Terra. Gli umani sopravvissuti vennero trasformati in scimmie per potersi aggrappare agli alberi.

    3. Terzo Sole: Nahui Quiyahuitl (Pioggia)

    ◦ Dominatore: Tlaloc (dio della pioggia e del fulmine).
    ◦ Abitanti: Umani che si nutrivano di sementi acquatiche.
    ◦ Fine: Quetzalcoatl fece piovere un terribile fuoco celeste (pioggia di lava e ceneri). Il mondo bruciò e gli uomini sopravvissuti vennero trasformati in uccelli (come i tacchini).

    4. Quarto Sole: Nahui Atl (Acqua)

    ◦ Dominatrice: Chalchiuhtlicue (dea delle acque dolci e moglie di Tlaloc).
    ◦ Abitanti: Umani che si nutrivano di un seme selvatico chiamato acencintli.
    ◦ Fine: Il cielo crollò e la Terra subì un catastrofico diluvio universale durato 52 anni. Gli esseri umani sopravvissuti si trasformarono in pesci.



    La Quinta Era: Nahui Ollin (Movimento / Terremoto)

    La quinta era è quella attuale, in cui viviamo oggi.

    • Il significato del nome: Ollin in lingua nahuatl significa "movimento" o "terremoto". Questa era è governata da Tonatiuh, il dio del Sole splendente.

    • La nascita del Sole: gli aztechi credevano che questo Sole fosse nato a Teotihuacán attraverso il sacrificio volontario degli dei, che si gettarono in un grande rogo per dare luce e movimento al cosmo.

    • La profezia della fine: poiché il Sole attuale è nato dal movimento e dal sacrificio, la profezia azteca stabilisce che questo mondo finirà a causa di devastanti terremoti (ollin). In quel momento cosmico, la Terra tremerà violentemente, i cieli crolleranno e i mostri del crepuscolo (le Tzitzimime, demoni stellari) scenderanno per divorare l'intera umanità.

    Per questo motivo, gli aztechi consideravano il sacrificio umano un dovere cosmico vitale: offrendo il sangue (chalchihuatl, l'acqua preziosa), fornivano l'energia necessaria a Tonatiuh per continuare a muoversi nel cielo, rimandando il più possibile il giorno del catastrofico terremoto finale.



    Il Mito del Quinto Sole: Tecuciztecatl e Nanahuatzin

    Gli dèi si riunirono al buio intorno a un immenso falò sacrificale (il focolare divino) e chiesero: "Chi si farà carico di illuminare il mondo?". Si fecero avanti due volontari: Tecuciztecatl e Nanahuatzin.

    1. Tecuciztecatl (Il dio superbo)

    Era ricco, forte, bellissimo e vestito di abiti lussuosi. Offriva agli dèi oro, pietre preziose e piume di quetzal. Era il candidato ideale, sicuro di sé e spavaldo.

    2. Nanahuatzin (Il dio umile)

    Era povero, malato, coperto di piaghe e vestito solo di carta straccia. Non avendo ricchezze, offriva come sacrificio i suoi stessi dolori, aghi di maguey bagnati del suo sangue e la sua devozione. Veniva deriso da tutti.



    La Prova del Fuoco

    Per quattro giorni i due dèi digiunarono e si purificarono. Poi, giunse il momento cruciale: gettarsi nel fuoco sacro.

    1. Il fallimento della superbia: toccò prima a Tecuciztecatl. Si lanciò verso le fiamme, ma il calore era così mostruoso e terrificante che d'istinto si tirò indietro. Ci riprovò per tre volte, e per tre volte la paura lo paralizzò.

    2. Il coraggio dell'umiltà: gli dèi chiamarono allora Nanahuatzin. Lui non esitò un solo istante. Chiuse gli occhi, corse verso il focolare e si gettò nel fuoco, bruciando immediatamente nel silenzio generale.

    3. Il riscatto della vergogna: Tecuciztecatl, vedendo il coraggio del dio malato, trovò finalmente la forza e si buttò a sua volta nel fuoco subito dopo.



    La Lotta dei Due Soli

    Dopo il sacrificio di Tecuciztecatl e Nanahuatzin, gli dèi rimasero in attesa, guardando verso l'orizzonte per capire da dove sarebbe nata la luce.
    All'improvviso, a est, il cielo divenne rosso fuoco e spuntò Nanahuatzin, trasformato in Tonatiuh, il Quinto Sole, splendente e accecante. Poco dopo, però, dallo stesso punto sorse anche Tecuciztecatl, trasformatosi in un secondo sole altrettanto luminoso.

    Il mondo si trovò così ad avere due soli identici. La terra bruciava, la luce era troppa e l'equilibrio cosmico era a rischio. Gli dei compresero che due soli non potevano coesistere.



    La soluzione: Il Colpo di Coniglio

    Uno degli dèi (spesso identificato con Ehécatl-Quetzalcoatl) prese un coniglio dalle lunghe orecchie e lo scagliò con incredibile forza dritto in faccia al secondo sole (Tecuciztecatl).
    L’impatto dell'animale ne attenuò la lucentezza, scurendolo per sempre. Quel secondo sole divenne Metztli, la Luna.
    Ancora oggi, se si guarda la luna piena, si può vedere chiaramente la sagoma del "coniglio" stampata sulla sua superficie.



    Il nutrimento del Sole e le Guerre Fiorite

    Il legame tra gli Aztechi e il cosmo era basato su un concetto di "dovere e sacrificio". Gli dèi si erano sacrificati per creare il mondo, e gli uomini dovevano fare lo stesso per mantenerlo in vita.

    Gli Aztechi credevano che il Sole fosse esausto e che per risorgere ogni mattina e sconfiggere le tenebre avesse bisogno di energia vitale: il sangue umano. Da qui l'origine delle "Guerre Fiorite", combattute non per conquistare terre, ma per catturare prigionieri da offrire agli dèi.



    I calendari aztechi

    Prima di procedere con l’analisi dell’evento è doveroso quantomeno accennare i due calendari aztechi.

    Gli Aztechi utilizzavano un sistema di due calendari simultanei, il cui incastro ciclico creava una sorta di "secolo" azteco.

    Il Calendario Solare: Xiuhpohualli
    • Durata: 365 giorni.
    • Struttura: diviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno.
    • I giorni perduti: alla fine dell'anno venivano aggiunti 5 giorni infausti (chiamati
    Nemontemi), dedicati al digiuno e alla riflessione, durante i quali si evitava di fare qualsiasi attività importante per non attirare la sfortuna.
    • Scopo: regolava la vita civile, i cicli agricoli e le grandi feste pubbliche.

    Il Calendario Rituale: Tonalpohualli
    • Durata: 260 giorni.
    • Struttura: un incastro matematico tra 20 segni/simboli dei giorni e 13 numeri.
    • Scopo: era un calendario sacro e divinatorio. Veniva usato dai sacerdoti per fare oroscopi, predire il destino dei nascituri e stabilire i giorni propizi per la guerra o i rituali.



    Il Ciclo di 52 anni (Xiuhmolpilli)

    I due calendari partivano insieme e tornavano a coincidere esattamente ogni 52 anni. Questo allineamento era percepito come un momento di enorme transizione psicologica e religiosa: gli Aztechi celebravano la cerimonia del Fuoco Nuovo, distruggendo i vecchi beni e riaccendendo un fuoco sacro sul petto di una vittima sacrificale per assicurarsi che il sole sorgesse per un altro ciclo di 52 anni, evitando la fine del mondo.
    Curiosità: nel 2028 inizierà un nuovo ciclo di 52 anni.



    L’anno del Coniglio

    Il primo giorno dell’anno 2026 secondo il calendario azteco, ha coinciso con il 12 marzo del calendario gregoriano.
    Secondo il calendario azteca, il 12 marzo 2026 coincide con il segno del giorno del coniglio (uno dei 20 simboli di cui parlavo prima), quindi di conseguenza l’anno del 2026 è sotto il segno del coniglio.



    La Piccola Festa dei Signori

    I Mondiali sono iniziati il giorno 11 giugno e termineranno il 19 luglio.
    Per gli aztechi il periodo giugno/luglio corrispondeva al settimo mese, detto la Piccola Festa dei Signori, in cui si venerava la divinità Huixtocihuatl (dea del sale e dell'acqua salata).
    Durante questo periodo veniva sacrificata una giovane donna, scelta per impersonificare la dea Huixtocihuatl per assicurare l’abbondanza dei raccolti di mais.

    La donna veniva vestita con abiti cerimoniali finemente ricamati con motivi d’acqua.
    Veniva adornata con conchiglie marine e sul capo portava una corona di carta pregiata coperta di piume verdi e disegni floreali.

    Prima del sacrificio, per circa dieci giorni, la giovane donna non veniva isolata, ma anzi festeggiava ed era al centro della comunità. Guidava le danze rituali insieme alle donne della gilda dei produttori di sale. Il popolo cantava intorno a lei, le porgeva omaggi e ballava tenendo lunghe corde di fiori. La donna-dea camminava e danzava tra la sua gente, incarnando la gioia e la prosperità che il sale e l'acqua portavano alla società.

    Un altro della festa era Xochipilli, il "Principe dei fiori", dio della musica, della danza, dell'amore e del mais tenero. La città veniva interamente decorata con spettacolari fiori acquatici appena sbocciati grazie alle prime piogge.

    Alla fine dei giorni di festa, esattamente il ventesimo e ultimo giorno del settimo mese, la donna veniva condotta al tempio principale, il Templo Mayor, nella capitale azteca di Tenochtitlán, che corrisponde all’attuale Città del Messico.
    Sul punto più alto del tempio-piramide, la donna veniva sacrificata.
    In questo specifico rito, i sacerdoti usavano uno strumento speciale, talvolta descritto come un oggetto tagliente ricavato dal muso di un pesce sega o di una creatura marina, per l'atto cerimoniale sul collo, prima di procedere con la classica estrazione del cuore per offrirlo agli dei.

    Per gli Aztechi, questo rito non era vissuto come una punizione o un atto di crudeltà gratuita, ma come un onore supremo e una necessità cosmica. Credevano che l'energia della dea dovesse essere periodicamente "rinnovata" attraverso il sangue per garantire che le fonti di sale non si esaurissero e che l'equilibrio della natura continuasse, permettendo al popolo di sopravvivere.

    Location: Estadio Azteca, Città del Messico

    Data: 11 giugno

    Foto 1: aerea dello stadio che ricorda un occhio. Simbolo degli Illuminati.
    Foto 2-3-4: il palco che ricorda chiaramente un tempio sacrificale azteco che, a sua volta, rappresenta l’altare sacrificale. Intorno: quello che sembra proprio una rappresentazione del sole. Quindi la venerazione del sole e il sacrificio di umani per tenere acceso il sole stesso, secondo gli aztechi. Ancora più esternamente la tifoseria che, ignara, dà forza ed energia a questo sacrificio “simbolico”. Sul questo palco/altare si esibiranno diversi performer... le vittime sacrificali.
    Nel complesso rappresenta il simbolo Ollin (movimento/terremoto che appartiene al Quinto Sole, la nostra era). E ovviamente perché non presentarlo sottosopra? (Foto 3).

    Simbolo Ollin (foto)

    Lo “spettacolo” inizia con l’inquadratura del sacerdote cerimoniale.
    Nella foto 2 si può notare bene che ha un occhio dipinto/coperto, come simbolo degli Illuminati.
    Un tamburello con una spirale.

    Nella cultura azteca:
    Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, è una delle divinità più importanti della mitologia mesoamericana, associato a vento, conoscenza, fertilità e alla dualità tra terra e cielo.
    L'elemento della spirale è un simbolo fondamentale legato al suo culto e alle sue leggende, con significati che spaziano dal respiro del vento ai cicli cosmici.
    Ehecatl (dio del vento), il suo simbolo principale è una conchiglia tagliata a spirale. Questa spirale (rappresentata come un ricciolo o un'onda) simboleggia il movimento dell'aria, il respiro vitale e i vortici di vento che precedono la pioggia.
    Nella cosmologia azteca, il tempo e la storia dell'umanità sono ciclici. La spirale rappresenta l'eterno ritorno, la creazione e la distruzione delle ere cosmiche.

    In generale:
    La spirale può essere oraria o antioraria.
    La spirale oraria canalizza l’energia, viceversa quella antioraria la rilascia.
    Qui abbiamo una spirale oraria, quindi serve per canalizzare l’energia degli spettatori.
    Il colore rosso rappresenta un’energia maschile (a livello archetipico), quindi un’energia attiva. Curiosità: negli ultimi anni la spirale è anche diventata un codice per identificare la p3d0filia.
    Subito dopo il sacerdote, appare la cantante messicana Lila Downs che apre ufficialmente la cerimonia con un monologo intitolato “One Heartbeat” (“un unico battito”), come se fosse un vero e proprio rito cerimoniale, in cui tutti i “battiti” della gente che assiste alla cerimonia, si dovessero sincronizzare in un unico battito cardiaco.
    E qui vi metto una “chicchetta” che in pochissimi avranno notato: “casualmente” sui led degli spalti (foto 3), compare la frase “Let’s do it together” (“facciamolo insieme”). E’ l’equivalente di un prete che dice: “preghiamo insieme”. C’è quindi l’intento che tutte le energie dei presenti (spettatori fisicamente allo stadio, ma anche quelli che guardando l’evento alla tv), si canalizzassero (con la spirale sul tamburo), tutti sulla stessa frequenza. Frequenza ovviamente voluta dagli artefici della cerimonia.
    Abbiamo di fatto la potenza dell’unisono in una determinata frequenza.
    Questa è quindi, come spiegavo prima, la rappresentazione del sacrificio della giovane donna che “incarnava” la divinità Huixtocihuatl durante la Festa Piccola Festa dei Signori.
    Giovane donna adornata da conchiglie (foto 2), e sacrificata da quattro sacerdoti su un altare (foto 4).
    Tra l’altro i colori oro e argento mi ricordano quelli del sole e della luna. Racconto che richiama il Quinto Sole, la nostra era. Il Quinto Sole del movimento, o meglio, del terremoto.
    Notiamo infine come in tutta questa la scena siano presenti degli specchi (foto 1-2). Gli specchi sono legati all’ossidiana, la quale era il materiale usato per fabbricare sia i coltelli sia i famosi specchi divinatori aztechi.
    Belinda. Se vi spiegassi questo simbolo, insulterei la vostra intelligenza.
    Alla fine dell’esibizione di Belinda, scoppiano questi fuochi d’artificio (foto 1) che, oltre a ricordare la cultura azteca, a me ricordano i denti di questi simpaticissimi e amorevoli coniglietti (foto 2), che arrivano immediatamente dopo, e che in termini tecnici è un match-cut semplicemente geniale.
    Ovviamente le mie parole sono ironiche.
    I famosi pupazzetti, ma di cui non ricordo il nome e di cui non voglio neanche informarmi, ricordano l’anno del coniglio, il 2026.
    Mi sembra quasi superfluo sottolineare le scritte “the monsters” sulla maglietta e “goat” sulla bandierina. “Goat” in gergo significa “numero 1”, ma significa anche “capra”, che richiama il Bafometto o Pan. Infatti bisognerebbe fare attenzione a come si usa.
    Appena inquadrati, uno dei due conigli tiene in mano dei pop-corn: come non pensare al mese del raccolto di mais per gli aztechi, come spiegato prima.
    Infine le persone in abiti colorati che fanno da coreografia, formano il simbolo dell’elemento “movimento/terremoto” nel calendario sacerdotale (foto 1).
    Successivamente gli amorevoli coniglietti presentano J Balvin, cantante colombiano, che arriva a bordo di una finta macchina che sembra proprio la pelle di un rettile!
    Nella sua firma, inoltre, è presente un fulmine (Foto 1). Questo mi ricorda uno dei trattamenti usati nell’MK-Ultra, ovvero l’elettroshock. Il simbolo del fulmine è stato utilizzato per molti altri cantanti, per esempio Lady Gaga o David Bowie.
    Vorrei aprire una parentesi. Ammetto che non conosco la maggior parte dei cantanti che si sono esibiti in queste cerimonie. Ma mi è sembrato di percepire che abbiano dato molta più importanza a J Balvin, anche a livello di diversificazione simbolica.
    Infatti tutti i cantanti uomini indossavano occhiali da sole. A differenza degli altri, J Balvin a un certo punto toglie gli occhiali (facendo un occhiolino), e sale sul palco/altare. I ballerini intorno invece indossano gli occhiali e guanti neri.
    Il momento in cui J Balvin si tocca la testa, come a dire che gli è scattato qualcosa nella sua mente (foto 1). Subito dopo si toglie gli occhiali (foto 2), e fa l’occhiolino rivelando il simbolo dell’occhio onniveggente (foto 3). Successivamente si dirige verso il palco/altare venerato dai ballerini che indossando occhiali e guanti neri (foto 4).
    J Balvin si esibisce sul palco/altare al centro dei ballerini che formano un triangolo/piramide (foto 1-2-3).
    I ballerini indossano la spilla di un fiore, probabilmente a indicare le Guerre Fiorite, in cui si catturavano prigionieri da sacrificare, come spiegavo prima (foto 2-3).
    L’esibizione si conclude con il gesto delle corna da parte dei ballerini e J Balvin al centro (foto 4). In conclusione potrei quasi dire che J Balvin abbia subito un rito di passaggio. Bisognerebbe seguire la sua carriera nel prossimo periodo per capire gli eventuali risultati.
    Come per J Balvin, anche i Manà e Danny Ocean indossano abiti rossi e occhiali da sole.
    I vestiti rossi sono segno di sacrificio. Tutti i cantanti nello star system americano a un certo punto della loro carriera indossano tali colori, a indicare che hanno sacrificato una parte di loro stessi per il successo. D’ora in avanti sono ufficialmente i burattini-schiavi dell’industria musicale.
    Gli occhiali da sole indicano che la persona che li indossa guarda la vita attraverso un filtro. In pratica non vedono la realtà per come veramente appare.
    Per questo motivo, come spiegavo prima, mi sembra differente il caso di J Balvin in cui toglie gli occhiali.
    Ed eccoci qua con Andrea Bocelli.
    Bocelli sembra sia diventato il gran cerimoniere di eventi internazionali (lo ricordiamo per Sanremo 2026 mentre arrivò in sella a un cavallo bianco - in seguito gli approfondimenti).
    Anche lui indossa abiti rossi e occhiali scuri, ovviamente per la sua cecità, ma probabilmente per indicare la massima distorsione della realtà. Consideriamo anche che Bocelli è il più anziano e il più famoso performer della cerimonia.
    Insomma c’è chi copre solo un occhio, chi li copre entrambi e chi non vede completamente.

    Bocelli canta l’inno ufficiale della competizione intitolato “DNA” insieme alla cantante sudcoreana EJEA.
    Anche qui sono presenti i fiori cuciti sui vestiti (foto 2).
    Come già detto, lui indossa una giacca rossa (colore del maschile e del fuoco), mentre lei indossa un abito blu (colore del femminile e dell’acqua).
    In questo mondiale sembra che il colore rosso, associato al fuoco e al maschile, sia predominante (questo vale anche per le squadre di calcio).

    I due si esibiscono all’interno di un cerchio con al centro un palco a forma di esagono.
    Sappiamo tutti che l’esagono simboleggia il pianeta Saturno venerato dall’élite (foto 4). Ovviamente il tutto “camuffato" da pallone da calcio (tra l’altro inventato dalla massoneria).
    Shakira si esibisce insieme a Burna Boy con la canzone “Dai Dai”, inno ufficiale dei Mondiali. Anche qui i due cantanti hanno occhiali da sole.
    Altra occasione per mostrare un unico occhio, con tanto di lingua, come la dea Kali (foto 4).

    Qui abbiamo tre colori: giallo, bianco e grigio.
    Senza approfondire troppo, le fasi alchemiche (Magnum Opus) sono i vari stadi di trasformazione della materia e della coscienza. Partono dall'oscurità della Nigredo (nero), passano per la purificazione dell’Albedo (bianco) e l'illuminazione della Citrinitas (giallo).
    Quindi potremmo pensare che Shakira, essendo vestita di giallo, sia nella fase di “illuminazione” (d’altronde è già il secondo mondiale in cui partecipa come “madrina”).
    Burna Boy, vestito di grigio - che non è nient’altro che un nero sbiadito -, invece sta iniziando la fase di completamento della Nigredo. Potreste esclamare: “No, aspetta! Ma la Nigredo è la fase iniziale. Dovrebbe tendere all’Albedo!”
    Ed è proprio qui l’inghippo. “Loro” fanno funzionare le cose al contrario.

    Ma veniamo a ben tre giochi di parole:
    - il titolo della canzone “Dai dai”: è preso dall’esclamazione italiana che indica incitamento. Ma se sentito come se fosse in inglese, diventa “die die”, che assume decisamente un altro significato;
    - Burna Boy: sarebbe “burn a boy” (brucia un ragazzo);
    - Shakira: ricorda la parola inglese “shake” che significa: scuotere, agitare, traballare, terremoto, ecc. La parola “shak” viene mostrata da Shakira (foto 2)

    Location: BMO Field, Toronto

    Data: 12 giugno

    Il trionfo del rosso.
    Ok, fa sicuramente parte della bandiera canadese, ma continuiamo con il colore del fuoco e del sacrificio.
    Dall’inquadratura aerea si evince il classico occhio inserito nella foglia d’acero della bandiera canadese (foto 1)
    Anche in Canada la maggior parte dei cantanti vestono di rosso e indossano occhiali da sole (foto 1).
    Una cantante si esibisce al centro del mondo, che sembra una sorta di una gabbia (foto 2).
    I ballerini trasportano degli esagoni d’oro (foto 3), che andranno a comporre il mondo dorato (foto 4)
    Vediamo Elyanna, cantante palestinese con cittadinanza israeliana di origini cilene, che si esibisce con la canzone “Illuminate” insieme a Jessie Reyez, vestita in rosso.
    Elyanna mostra più volte un finto tatuaggio disegnato sul palmo della mano, in cui è rappresentato un pallone-sole (foto 1).
    Improvvisamente una grossa coppa del mondo emerge, gonfiandosi, dal palco. La texture ricorda quella di un serpente (foto 4). Nel mentre inquadrano Elyanna mentre imita un serpente (foto 3).
    Le due cantanti per tutto il tempo danzano con passi rituali (foto 2-4).
    Anche Michael Bublé si esibisce sul palco a forma di esagono insieme a un coro gospel. Veste di nero, mentre il coro gospel di bianco.
    Per l’occidente il coro gospel rappresenta la musica più vicina a Dio per eccellenza. Sembra quasi che Bublé cerchi aiuto nel coro. Ho avuto questa impressione.

    Location: SoFi Stadium, Los Angeles

    Data: 13 giugno

    A un certo punto dell’esibizione di Future e Tyla vengono srotolati degli enormi tappeti rossi a formare le lettere LA (Los Angeles). Le lettere LA ricordano inoltre un insieme di rune. A seconda delle diverse combinazioni di rune, si possono avere significati diversi, dalla vittoria fulminea alla distruzione con grandine.
    Bisognerebbe dedicare un intero articolo per questo simbolo!
    Ovviamente ricorda anche il simbolo massonico del compasso e squadra.

    Da notare inoltre l’enorme tappeto che ricorda una ragnatela stilizzata (la ragnatela intrappola o collega a seconda del significato). Oppure potrebbe ricordare un labirinto, sempre stilizzato. O ancora un edificio visto dall’alto, magari proprio il Tempio di Salomone.
    Un altro elemento scenografico sono i palazzi e grattacieli tipici di Los Angeles (o in generale delle grandi città), che spuntano dal palco/altare. I palazzi sono inclinati come se cadessero. E tutti noi sappiamo come questo possa essere inquietante (foto1).

    In generale i cantanti a Los Angeles sono vestiti di bianco (nuovi schiavi?). E anche in questa occasione l’uomo, Rema, indossa occhiali, anche se non sono scuri.
    Rema indossa inoltre un ciondolo che sembra una sorta di divinità. (foto 2).
    Come per il duetto Bocelli-EJEA, anche per Future gli abiti sono rossi e per Tyla sono blu. Va bene, possono ricordare la bandiera statunitense.
    Ovviamente lui indossa occhiali scuri e sul petto ha cucito un fiore, come per le esibizioni in Messico, che ricorda le Guerre Fiorite. Ricordo che gli aztechi catturavano prigionieri per estrarne il cuore come rito sacrificale (foto 1).
    Anche Katy Perry si esibisce sul palco/altare esagonale (foto 2), come del resto tutti i cantanti più conosciuti a livello internazionali.
    Insieme a lei canta un bambino.
    Questa è l’analisi generale di questa cerimonia. Bisognerebbe approfondire tanti altri dettagli, per esempio i testi delle canzoni e soprattutto il monologo iniziale di Lyla, la donna con le conchiglie. Questa cerimonia è stata un’enorme simulazione di un rito sacrificale azteco durante il culto del sole e del raccolto.
    E’ emersa una forte energia maschile, con il colore rosso e il fuoco. D’altronde, se vogliamo fare un paragone di culture, per i cinesi è l’anno del cavallo di fuoco.
    Il fuoco ha caratterizzato diversi avvenimenti a livello internazionale: dall’incendio a Crans Montata a quelli di diverse chiese. In generale anche dalle guerre tuttora in corso. E in questo Mondiale a livello musicale: Burna Boy, Dai dai, Illuminate, Che calor!
    Il cavallo: Bocelli che arriva in sella a un cavallo a Sanremo; Papa Leone che riceve in dono un cavallo; il cavallo “insanguinato” che corre tra le vie di Londra; sfilate di moda con cavalli come scenografia.
    Ma anche il terremoto: sappiamo bene del terribile avvenuto in Venezuela, Shakira, l’era del terremoto per gli aztechi.
    Ora non ci resta che guardare cosa succederà in futuro.
    E se questi mondiali seguono veramente le orme degli aztechi, per la cerimonia di chiusura, non mi stupirei di vedere dei bambini come protagonisti, per la commemorazione dei bambini defunti secondo ‘La Piccola Festa dei Morti’ per gli aztechi. E nella vita quotidiana, non mi stupirei di vedere ancora più fuoco con magari incendi brutali.

    Questo articolo è solo il frutto dei miei studi e analisi. Non è detto che corrisponda alla verità. Ma voi, in ogni caso, drizzate le antenne!
  • LASCIANDO ANDARE

    Cari lettori,

    come sapete è da molto che non scrivo. Ho voluto prendermi una pausa di riflessione.

    In verità, però, era come se qualcosa mi avesse impedito di scrivere. Ero in attesa di qualcosa.

    Nel frattempo molti di voi hanno continuato a commentare il blog, oppure mi hanno scritto in privato. Non ho risposto di proposito per gli stessi motivi di cui sopra.

    Ebbene il momento è giunto… con qualcosa di nuovo. Completamente nuovo!

    In questi mesi ho intrapreso un certo tipo di percorso, che eviterò di esporvi per motivi di tempo e soprattutto per difficoltà di spiegazione.

    Non sto affrontando questo percorso da sola, diciamo che c’è dietro il duro lavoro di un team molto preparato e molto… profondo.

    Si tratta di ritrovare qualcosa di molto antico la cui consapevolezza è stata persa nei secoli dall’essere umano e che non ha nulla a che vedere con qualcosa di, riassumo, “malvagio”… ma, anzi, si avvicina molto al Divino.

    So bene quello che sto scrivendo.

    Vorrei fosse chiaro che, come ho sempre fatto, io dico la mia e poi la scelta è vostra, ma sarebbe un BENE per tutti noi e per Michael stesso (soprattutto!), fare quello che vi sto per dire.

    Desidero sia chiaro anche che non vi sto scrivendo per un mio tornaconto personale. Cosa ci potrei guadagnare? NIENTE. 

    Agisco ora con l’intento di SEMPRE: comunque in favore di Michael.

    Anche quest’ultimo post è per lui.

    Il mio blog ha adempiuto al suo scopo. Ha fatto quello che doveva fare. 

    Ora questo blog deve essere chiuso. 

    Vorrei spiegarvi il motivo della mia decisione e che cosa tutti noi dovremmo fare, ovviamente sempre per il bene di Michael. 

    Tenterò di farlo in modo semplice, comprensibile e il più stringato possibile, dato che in realtà la quantità d’informazioni che dovrei darvi è immensa, ma non ho né il ruolo, né l’esperienza necessaria per farlo in modo approfondito.  

    Desidero comunque tentare questo post. 

    Forse risulterà utopico, lo faccio però con la speranza che la maggior parte di voi capisca, così come avete capito i miei post in passato (fan, believer, ammiratori, estimatori o no che siate).

    Quasi certamente quello che sto per dirvi vi sembrerà assurdo… e so molto bene che risulterà di difficile comprensione e attuazione. Ma si può fare!

    La parola chiave è: BASTA!

    Da quel 25 giugno di due anni fa non si fa altro che parlare di lui. Speculare più che altro. Le vendite sono schizzate alle stelle, sono stati scritti libri su libri da chiunque, sono stati creati centinaia di siti internet, gruppi su FB, sono usciti cd e film postumi, i simboli, la hoax, le trasmissioni alla TV, telegiornali, il processo di Murray,  i figli e la madre e il padre e fratelli e sorelle, presunti finti giornalisti, “… e ho visto Michael”, “… e lui mi ha detto”, “… e io so cose che tu non sai”, “… ma è morto?”, “… no è vivo!”, “… ma allora torna?”, “… ma quando torna?”, “… e sto male!” “… e mi manchi!”

    … E BASTAAAAAAAA!!!!!!!!

    Basta, ragazzi! Basta.

    Michael non è contento di tutto questo.

    So per certo che, anche se in buona fede, noi gli stiamo facendo del male.

    Quello che molti ignorano è che tutti noi siamo fatti di energia e siamo circondati da energia. Siamo tutti un tuttuno con gli altri. SIAMO UNA COSA SOLA. Ragazzi, io non posso spiegarvi in questa sede questa cosa. Documentatevi.

    Se noi pensiamo a Michael in maniera così ossessiva, si formeranno delle energie negative “a catena” che arriveranno per forza fino a Michael, essendo lui al centro dei nostri pensieri.

    L’altro problema è che c’è qualcun altro che si alimenta di questa energia “sporca”:

    sono coloro contro cui magari lottiamo (es. la Sony, gli Illuminati, ecc) e che invece, così facendo, rendiamo più forti. 

    La cosa è molto più grande e grave di quello che sappiamo. Molto.

    Se vogliamo aiutare Michael – e lo vogliamo – dobbiamo smettere di alimentare questa speculazione.

    Subito.

    Con questo non sto dicendo di dimenticarlo, di non ascoltare più la sua musica, di non seguire più i suoi insegnamenti.

    Sto solo dicendo di lasciarlo andare.

    Dobbiamo accettare la sua morte (o la sua scomparsa).

    E’ morto? Ok, diciamo: “Sì, è morto. Accetto la sua morte”.

    E’ ancora vivo ed è da qualche parte nascosto chissà dove? Ok, diciamo: “Sì, è vivo da qualche parte. Accetto la sua scomparsa”.

    Ma serenamente. Non lo dobbiamo tenere attaccato a noi, con questi pensieri negativi e ossessivi, con tutte le speculazioni del caso. 

    Se lui è morto, così facendo noi lo teniamo attaccato qui, non riuscirà ad andare altrove, come dovrebbe essere.

    Se lui è ancora in vita, viene constantemente bombardato dalla nostra energia negativa, ripeto, in maniera involontaria. 

    Facciamolo per amore, o almeno per rispetto, insomma.

    Sono fortemente convinta che il caso non esiste. 

    Se la sua morte è arrivata, un motivo c’è.

    Accettiamo le cose per quello che sono. E anzi, vi dirò di più… dite “GRAZIE!”.

    Grazie… perché lo abbiamo avuto!

    Vi sembrerà assurdo, lo so, ma questa parola è potentissima e va usata sempre e incondizionatamente.

    Michael è morto? Grazie!

    Michael ti sei nascosto? Grazie!

    E’ stato Murray a ucciderlo? Grazie!

    Suo padre era uno str..zo? Grazie!

    E così via. 

    Perché noi spesso non capiamo i motivi di ciò che accade, ma un motivo c’è sempre ed è sempre il MEGLIO per ognuno di noi.

    Chi di voi non è arrabbiato con questa storia? Chi?! Tutti.

    Allora lasciamo la rabbia per far posto al perdono.

    Michael sei morto? Grazie! Ti perdono.

    Murray hai ucciso Michael? Grazie! Ti perdono.

    Ecc.

    Lo so. Lo so. Sembra assurdo. Ma funziona!

    Non ce la fate nel profondo? Iniziate a dirlo in superficie, con le parole. Iniziate così.

    Mamma mia, quante cose abbiamo perso nel tempo! Quante menzogne che ci inculcano fin da piccoli, tutti i giorni, a causa dell’educazione in famiglia, nelle scuole, nelle religioni, nei mass media. 

    Abbiamo perso tutto! 

    Eppure… ce l’abbiamo ancora! E possiamo usarlo!

    Michael stesso era alla ricerca di questi “poteri”. Ah! La potenza della meditazione! La potenza della preghiera!

    Dopo la sua morte sono nati centinaia, migliaia, di fan in tutto il mondo. 

    Perché una persona dovrebbe iniziare a interessarsi di un’altra persona solo dopo che è morta? Non poteva pensarci prima? Perché non si è accorta prima di quella persona? Perché molti di voi mi hanno detto che sono rammaricati per non essere mai andati a un suo concerto e poterlo vedere dal vivo? DA VIVO…!

    La ragione di questo sta nel fatto che i “i pochi” che sanno come funziona, e che lo sanno davvero molto bene, hanno sfruttato – se non provocato – questa storia al fine di procurarsi molta energia nuova. Energia dalla quale attingere per alimentarsi e da sfruttare per altri scopi ben poco degni. Il dolore è un’energia potentissima e tutto il circo mediatico che è stato montato ad arte attorno alla morte/scoparsa di Michael, prima che per i soldi, serve a rifornirli di questa. 

    Energia che proviene dal dolore di milioni di persone, dolore che “loro” hanno tutto l’interesse a tenere vivo.

    Se la vediamo da questo punto di vista, dal 25-06-2009 i “pasti” di questi “pochi” sono aumentati in maniera esponenziale!

    Loro si arricchiscono e si rafforzano… a discapito nostro e di Michael.

    Cosa vogliamo fare allora? Continuare su questa strada?

    Oppure vogliamo aiutare Michael a continuare il suo cammino?

    Riposa In Pace, si dice. Secondo voi sta riposando in pace? Lasciamolo andare via serenamente.

    E nel caso fosse vivo… lasciamolo in pace comunque. Gli stiamo rompendo un po’ i maroni, o no?

    Smettiamo di alimentare quelli contro cui lottiamo. Più ci arrabbiamo con loro e più li teniamo stretti a noi e a Michael.

    Cerchiamo di capire il vero messaggio di Michael portato su questa Terra per decine di anni. Portiamolo avanti serenamente. E lasciamo perdere tutto il resto.

    Ascoltiamo la sua musica, rivediamo le sue performance, leggiamo le sue parole. E se qualche volta scende la lacrimuccia… bene! Ma andiamo avanti!

    Non so quanto di queste parole siano arrivate a voi. Non so quanto abbiate capito.

    Ho voluto provarci comunque. Sentivo di farlo.

    Questi i miei motivi per chiudere il blog. Chiudo anche il canale YouTube e il profilo FB. Non scrivetemi neanche via mail. Lascerò solo quest’ultimo post – almeno per un po’ di tempo – per cercare di diffondere questo messaggio.

    Se avete capito, mettete in pratica queste parole. Se volete, aiutatemi a diffondere questo messaggio. E’ veramente importante, anche se vi sembrerà assurdo.

    Confido in un risveglio. 

    Desidero che le cose cambino.

    Make that change.

    Colgo l’occasione per ringraziarvi ancora una volta per avermi seguita, per il vostro sostegno e per la vostra partecipazione nelle discussioni.

    Ho scritto e continuato questo blog grazie a voi.

    Un abbraccio.

    Someplace Else

  • Cari lettori,

    ho deciso di scrivere questo post in merito ai commenti di tutti coloro che non hanno compreso l’effettivo scopo di questo blog.

    Sono stanca di continuare a “giustificarmi” e questo post sarà l’ultima mia risposta verso chi non ha voglia di capire il mio lavoro.

    Fin dai primi post mi sono sempre soffermata sul fatto che tutto ciò che scrivevo erano sempre e solo MIE supposizioni. Niente di tutto quello che leggerete nel blog è certo. E di sicuro la mia intenzione non è quella di inculcare niente a nessuno.

    Sono solo miei pensieri messi per iscritto, mie analisi, miei studi.

    Pubblicandoli speravo che anche altre persone potessero confrontarsi con il mio pensiero. Per scambiarsi idee, per far accendere lampadine, per arricchire me stessa in primis. Per avere un confronto insomma, ma anche uno scontro, perché no? Purché costruttivo però.

    Da diversi lettori ho ricevuto tutto ciò. Da molti altri, invece, ho ricevuto l’esatto contrario. E non sapete quanto mi feriscano gli insulti che ricevo nel blog stesso e in vari forum.

    Vorrei invitare a leggere fin dall’inizio il mio blog e non una riga sì e quattro no, solo perché alcuni di voi si sentono toccati nel profondo perché sto “intaccando” il loro paladino. E presi dalla rabbia e dalla foga insultano il lungo e faticoso lavoro degli altri. Forse molti non si rendono conto di quanto lavoro ci sia dietro ogni singolo post. Di certo non sprecherei il poco tempo che ho a disposizione per mettere in cattiva luce qualcuno che detesto. Per me non avrebbe senso. Piuttosto lo ignorerei. Punto.

    Molti non si rendono neanche conto che, con questo loro atteggiamento, si stanno comportando come i media hanno sempre agito con colui che stanno difendendo con tanta veemenza.

    Molti scrivono e insultano senza neanche sapere di cosa sto/stanno parlando.

    Molti scrivono e insultano senza neanche aver letto cosa ho scritto. E sorrido perché scrivono ciò che io ho scritto mesi prima.

    Per questo vi invito alla calma e alla lettura di tutto il blog. Se volete comprenderlo, si intende. E non è detto che poi vi vada a genio tutto quanto. Anzi. Ognuno avrà sempre le proprie opinioni. Ma io sarò qui per un confronto costruttivo. Sempre.

    Se invece non ne avete voglia, allora vi invito a ignorarmi piuttosto che insultare gratuitamente.

    Prima di terminare, lasciatemi spendere due righe su cosa rappresenta per me Michael Jackson.

    Ho iniziato a seguirlo da quando avevo 14 anni. Dopo 18, sono ancora qui per lui, con questo blog.

    Sono praticamente cresciuta con lui. Con la sua musica, con il suo pensiero. Appena accusato di pedofilia, ero in strada a manifestare solidarietà nei suoi confronti. E quelli sì che erano brutti tempi! Non come accade dal 2009: tutti bene o male ora manifestano rispetto.

    Ho iniziato a suonare per lui, eseguendo le sue canzoni. Ho imparato le raffinatezze della sua musica, dei suoi arrangiamenti, del suo modo di comporre, del suo modo di cantare. Per questo lui è stato il mio maestro di musica.

    Volevo carpire tutto ciò che diceva, che scriveva. Volevo sapere quello che voleva esprimere. Allora ho iniziato a tradurre tutte le sue canzoni, tutti i suoi racconti.

    Per questo lui è stato il mio maestro di inglese.

    Sposavo le sue idee, il suo modo di pensare e di vedere la vita. Ho letto “Dancing The Dream” nel 1992, quando chi mi insulta oggi probabilmente non sapeva ancora leggere. Volevo capirlo nel profondo.

    Per questo lui è stato il mio maestro spirituale. Il mio maestro di vita.

    Io ho avuto la stra-grande fortuna di ringraziarlo per tutto ciò. E vi assicuro che quando ti guarda fisso negli occhi, Michael ti colpisce nello stomaco con la sua vera essenza.

    Chi l’ha provato mi può dare ragione. Ne sono sicura.

    Con il passare degli anni, crescendo, ho aperto sempre di più la mia mente. “Forse c’è ancora dell’altro”, mi son detta. E da qui la ragione di questo blog.

    Vorrei invitare i miei lettori a vedere le cose anche da un altro punto di vista, per farlo bisogna anche “distaccarsi” un pochino. Ci sono cose che Michael non poteva dire apertamente. Lui mandava segnali. Spetta a noi riconoscerli.

    E per favore, smettiamola di vederlo come un “Re”. Essere “Re” è difficile e impegnativo.

    Michael è sempre stato incompreso.

  • E perché chiamare un tour “This Is It” e solo successivamente la morte di MJ (25 giugno 2009), e senza alcun preavviso, esce sul mercato un singolo dallo stesso nome (17 ottobre 2009)? Un singolo depositato nel 1983! Singolo del 1983 che avrebbe dovuto anticipare il tour, ma che non è stato, non solo annunciato, ma neanche inciso (a due settimane prima dall’inizio del tour) da Michael se non in versione demo negli anni ’80 e poi solo nei mesi scorsi sono stati aggiunti gli strumenti incisi solo recentemente? La differenza di qualità tra voce e strumenti è abissale!

    Ma parliamo dei produttori.

    “Album Produced By Michael Jackson & John McClain”.

    “Album prodotto da Michael Jackson e John McClain”?!

    Michael produce i suoi dischi dall’aldilà? Come ha fatto a produrre un cd da morto?

    L’album esce solo il 27 ottobre 2007, dopo la morte di MJ. Prima del 25 giugno 2009 (data in cui muore Michael), non se ne sapeva niente di questo album.

    John McClain è un produttore discografico nonché esecutore testamentario nominato nel 2002 secondo il volere di MJ, insieme all’avvocato John Branca.

    Da ricordare che il padre di Michael, Joe Jackson, ha dichiarato che questi due signori non sono altro che impostori che hanno falsificato il testamento di MJ.

    Personalmente non ho una grande stima di Joe Jackson, ma mi ricordo che appena ho letto i voleri di MJ pubblicati su internet, non ho potuto fare a meno di notare come questo avvocato John Branca, lincenziato e allontanato da Michael anni prima, improvvisamente salta di nuovo fuori come per magia, e per di più come erede dell’intero patrimonio di MJ. Complimentoni!

    Comunque approfondirò meglio in un altro post la questione “This Is It”.

    Vorrei concludere con un mio pensiero.

    Tutto ciò che riguarda “This Is It”, che sia la tourné, il film, l’album o il singolo, mi ha sempre scosso un qualcosa di negativo. Quasi mi sono pentita di aver visto il film o comprato il cd. Da fan, purtroppo, non ho potuto fare altrimenti, ma devo ammettere che mi fa abbastanza schifo avere contribuito ad arricchire persone infami e senza scrupoli alle spalle di qualcun’altro.

    Forse i fan dovrebbero smettere di dire “Che bella This Is It!”, solo perché “firmata” da Michael. Da un punto di vista tecnico-musicale dell’arrangiamento, della ritmica, dei cori, dei suoni e degli strumenti, Michael proprio non centra niente con quel pezzo. E’ solamente una manovra-crea soldi di gente spudorata.

    Ma lo vedremo un’altra volta!

  • IL BASTONE DI ASCLEPIO

    Michael in questa foto indossa una giacca con il simbolo del bastone di Asclepio.

    Il serpente viene visto come agente di guarigione e rappresenta la prudenza il ringiovanimento, la sapienza, e la rinascita.

    Quest’animale suscitò negli antichi grande impressione per la sua vita misteriosa e sotterranea, per la sua capacità di secernere veleni mortali e per la sua grande velocità pur senza organi motori, nonché per la sua capacità di ipnotizzare le sue prede. 

    Il serpente è anche simbolo di potenza: lo troviamo per esempio sulla testa dei re d’Egitto.

    BASTONE DI ASCLEPIO

    Asclepio era il dio della salute nell’antico pantheon greco. Il nome latinizzato del dio era Esculapio. 

    Il bastone di Asclepio simboleggia le arti sanitarie, combinando il serpente – che con il cambiamento della pelle simboleggia la rinascita e la fertilità – con la verga, un semplice strumento.

    Il serpente sacro al dio Esculapio intende simboleggiare che gli infermi per guarire devono crearsi un corpo nuovo, ovvero lasciare l’antica pelle come fanno i serpenti ad ogni muta, in una sorta di ringiovanimento, di rinascita. 

    Inoltre gli antichi avevano un alto concetto di tale animale soprattutto per le acuzie della sua vista e della sua attenzione, prerogative indispensabili ai medici del tempo.

    Spesso il bastone di Asclepio viene confuso con il caduceo.

    CADUCEO

    Il caduceo era un simbolo del commercio ed è associato con il dio greco Ermes (Mercurio).

    Attualmente è spesso utilizzato erroneamente con il Bastone di Asclepio, associando il caduceo con la medicina, specialmente negli Stati Uniti. Storicamente i due simboli ebbero significati distinti. Il simbolo è inoltre usato in Italia sulle ambulanze.

    La sua immagine, raffigura due serpenti attorcigliati in senso inverso intorno ad una verga ornata d’ali.

    Metafisicamente il caduceo rappresentava la discesa della materia primordiale nella materia grossolana; fisiologicamente, invece, rappresentava le correnti vitali che scorrono nel corpo umano.

    Quindi i due serpenti raffigurano le polarità del bene e del male tenute in equilibrio dalla bacchetta del dio che ne controlla le forze. Sono le correnti cosmiche riferite sia all’universo che all’uomo nella complessità del suo organismo (macro- e microcosmo). Le ali simboleggiano il primato dell’intelligenza, che si pone al di sopra della materia per poterla dominare attraverso la conoscenza.

    Inoltre, il caduceo è un simbolo che veniva rappresentato sui monumenti egiziani costruiti prima di Osiride: astronomicamente la testa e la coda dei due serpenti rappresentavano i punti dell’eclittica in cui il Sole e la Luna si incontrano, quasi in un abbraccio.

    Figg. 1, 2 e 3: bastone di Asclepio
    Fig. 4: bastone di Asclepio e Caduceo
    Fig. 5: caduceo
    Fig. 6 e 10: simbolo ambulanza in Italia
    Figg. 7 e 8: dio Esculapio
    Fig. 9: varie rappresentazioni