Cari lettori,
ho deciso di scrivere questo post in merito ai commenti di tutti coloro che non hanno compreso l’effettivo scopo di questo blog.
Sono stanca di continuare a “giustificarmi” e questo post sarà l’ultima mia risposta verso chi non ha voglia di capire il mio lavoro.
Fin dai primi post mi sono sempre soffermata sul fatto che tutto ciò che scrivevo erano sempre e solo MIE supposizioni. Niente di tutto quello che leggerete nel blog è certo. E di sicuro la mia intenzione non è quella di inculcare niente a nessuno.
Sono solo miei pensieri messi per iscritto, mie analisi, miei studi.
Pubblicandoli speravo che anche altre persone potessero confrontarsi con il mio pensiero. Per scambiarsi idee, per far accendere lampadine, per arricchire me stessa in primis. Per avere un confronto insomma, ma anche uno scontro, perché no? Purché costruttivo però.
Da diversi lettori ho ricevuto tutto ciò. Da molti altri, invece, ho ricevuto l’esatto contrario. E non sapete quanto mi feriscano gli insulti che ricevo nel blog stesso e in vari forum.
Vorrei invitare a leggere fin dall’inizio il mio blog e non una riga sì e quattro no, solo perché alcuni di voi si sentono toccati nel profondo perché sto “intaccando” il loro paladino. E presi dalla rabbia e dalla foga insultano il lungo e faticoso lavoro degli altri. Forse molti non si rendono conto di quanto lavoro ci sia dietro ogni singolo post. Di certo non sprecherei il poco tempo che ho a disposizione per mettere in cattiva luce qualcuno che detesto. Per me non avrebbe senso. Piuttosto lo ignorerei. Punto.
Molti non si rendono neanche conto che, con questo loro atteggiamento, si stanno comportando come i media hanno sempre agito con colui che stanno difendendo con tanta veemenza.
Molti scrivono e insultano senza neanche sapere di cosa sto/stanno parlando.
Molti scrivono e insultano senza neanche aver letto cosa ho scritto. E sorrido perché scrivono ciò che io ho scritto mesi prima.
Per questo vi invito alla calma e alla lettura di tutto il blog. Se volete comprenderlo, si intende. E non è detto che poi vi vada a genio tutto quanto. Anzi. Ognuno avrà sempre le proprie opinioni. Ma io sarò qui per un confronto costruttivo. Sempre.
Se invece non ne avete voglia, allora vi invito a ignorarmi piuttosto che insultare gratuitamente.
Prima di terminare, lasciatemi spendere due righe su cosa rappresenta per me Michael Jackson.
Ho iniziato a seguirlo da quando avevo 14 anni. Dopo 18, sono ancora qui per lui, con questo blog.
Sono praticamente cresciuta con lui. Con la sua musica, con il suo pensiero. Appena accusato di pedofilia, ero in strada a manifestare solidarietà nei suoi confronti. E quelli sì che erano brutti tempi! Non come accade dal 2009: tutti bene o male ora manifestano rispetto.
Ho iniziato a suonare per lui, eseguendo le sue canzoni. Ho imparato le raffinatezze della sua musica, dei suoi arrangiamenti, del suo modo di comporre, del suo modo di cantare. Per questo lui è stato il mio maestro di musica.
Volevo carpire tutto ciò che diceva, che scriveva. Volevo sapere quello che voleva esprimere. Allora ho iniziato a tradurre tutte le sue canzoni, tutti i suoi racconti.
Per questo lui è stato il mio maestro di inglese.
Sposavo le sue idee, il suo modo di pensare e di vedere la vita. Ho letto “Dancing The Dream” nel 1992, quando chi mi insulta oggi probabilmente non sapeva ancora leggere. Volevo capirlo nel profondo.
Per questo lui è stato il mio maestro spirituale. Il mio maestro di vita.
Io ho avuto la stra-grande fortuna di ringraziarlo per tutto ciò. E vi assicuro che quando ti guarda fisso negli occhi, Michael ti colpisce nello stomaco con la sua vera essenza.
Chi l’ha provato mi può dare ragione. Ne sono sicura.
Con il passare degli anni, crescendo, ho aperto sempre di più la mia mente. “Forse c’è ancora dell’altro”, mi son detta. E da qui la ragione di questo blog.
Vorrei invitare i miei lettori a vedere le cose anche da un altro punto di vista, per farlo bisogna anche “distaccarsi” un pochino. Ci sono cose che Michael non poteva dire apertamente. Lui mandava segnali. Spetta a noi riconoscerli.
E per favore, smettiamola di vederlo come un “Re”. Essere “Re” è difficile e impegnativo.
Michael è sempre stato incompreso.
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